Il viaggio della patata, dal suo ingresso in Europa, fino alla sua completa diffusione agronomica e utilizzazione alimentare, non è stato facile: avversata per oltre un secolo come un “frutto ” del diavolo, in quanto si sviluppa sotto terra, coltivata nei giardini dei re di Francia per i suoi fiori, grazie allo “Studio” bolognese era già osservata nell’orto botanico dell’Università, nel 1657, dove il Botanico Giacinto Ambrosiani la descrisse come pianta medicamentosa, ma ancora non alimentare!

Fu nella seconda metà del 1700 che Pietro Maria Bignami, agronomo e proprietario di terreni, sollecitò l’Assonteria dell’Abbondanza (struttura annonaria dell’allora governo di Bologna) a diffondere la coltura della patata a scopo alimentare. Nel 1773 viene pubblicato dal Bignami un trattato sugli esperimenti agronomici sulla patata che rappresenta una testimonianza fondamentale per lo studio della pataticoltura bolognese. Il Bignami indica anche l’attitudine alla panificazione: “per gli uomini se ne fa ottimo pane con metà di farina di frumento.”

PdB-Scontorno-182x300Il passaggio delle truppe napoleoniche, e di seguito gli eserciti di mezza Europa,convinsero gli agricoltori  bolognesi a coltivare patate per sfamare chi, senza troppi complimenti, si affacciava alle loro dimore, fin  dentro le loro dispense, per chiedere, o meglio, prendere, il cibo che trovavano. Ecco che le patate salvarono l’economia di non pochi agricoltori che nulla potevano contro l’arroganza degli armati di passaggio.

Il Clero: Di seguito, l’agronomo Filippo Re e il Prof. Contri scrissero delle patate in diverse opere, ma fu il Cardinale Opizzoni che promosse e diffuse la coltura in tutta la provincia di Bologna, finchè un altro “grande”, il Bignardi, nella sua opera evidenzia come fossero stati necessari ben due secoli prima che la patata entrasse nelle abitutidini dei bolognesi e degli italiani.

Il Novecento: Dopo la prima guerra mondiale, sempre nel bolognese, le patate erano coltivate su ben 4900 ettari e già allora le partite migliori prendevano la strada per l’esportazione in Germania, Svizzera e Francia.

Negli anni ‘50, con lo sviluppo della meccanizzazione e con attrezzature inventate sul campo da ingegnosi artigiani locali, la patata ha mantenuto le sue superfici e ha sempre migliorato le sue produzioni anche durante gli anni d’oro della barbabietola da zucchero, del grano e del mais.

Fra gli anni 60 e 70 si affermò, nel territorio bolognese, unica in Europa, la varietà “Primura”, selezionata in Olanda, e buona per tutti gli usi culinari; di seguito, a metà degli anni 70, nacque la prima e ancora unica “Borsa Patate”, luogo frequentato da produttori, commercianti e cooperatori, per stabilire i prezzi dei tuberi in campagna e nei magazzini di lavorazione e confezionamento.